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Mercoledì 19 Giugno 2019

Il lavoro manca, non solo in Italia

6 Marzo, 2014

Italia Oggi, 06.03.2014
Disoccupazione problema del XXI secolo di Tatiana Santi

Emergenza disoccupazione. Nuovo record, i dati parlano chiaro: in Italia secondo l’Istat il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 12,9%, mentre tra i giovani disoccupati la cifra è salita al 42,4%. Dando un’occhiata al mercato russo del lavoro, rileviamo che il tasso di disoccupazione a febbraio 2013 era del 5,8%, tra i giovani del 25%.

Al di là delle cifre, per analizzare il problema del XXI secolo ci siamo rivolti a Domenico De Masi, professore di sociologia del lavoro alla “Sapienza”. Il professor De Masi ha risposto ad alcune domande inviateci dai nostri ascoltatori e lettori.

- Quali sono le soluzioni per risolvere il problema della disoccupazione in Italia e creare posti di lavoro?
Questa è la domanda di Marianna Dimasi.

Ai giovani non è stata detta la verità. Il lavoro manca non solo in Italia, ma manche oramai in tutto il mondo e mancherà sempre di più per un fatto semplicissimo: le nuove tecnologie fanno quello che facevano prima gli esseri umani. Gran parte delle tecnologie mangiano sia il lavoro fisico che intellettuale.

È una buona notizia, perché ciò significa che offriremo sempre più servizi con meno fatica umana. Questo comporta il fatto che bisogna ridurre l’orario di lavoro. O lavoriamo tutti un po’ meno, oppure i genitori lavoreranno dieci ore al giorno e i figli saranno completamente disoccupati. L’unica soluzione è la riduzione degli orari di lavoro.

- Piter ci scrive: l’immigrazione influisce sul tasso di disoccupazione?

Naturalmente. Aumenta la popolazione attiva, però i posti di lavoro no, questo va ad incidere sull’occupazione. Su questo non c’è dubbio. Il più delle volte gli immigrati vanno a fare lavori sgraditi alle persone autoctone, quindi coprono posti di lavoro che altrimenti non sarebbero coperti.

- Mirko Lucchini le vorrebbe chiedere: com’è cambiato nel XX secolo il rapporto uomo-lavoro? Quali impulsi dovrebbero muovere gli animi degli uomini all’alba del XXI secolo per superare la “crisi”?

Il lavoro è uno degli aspetti della vita umana che è cambiato di più nel corso di cento anni a causa di diversi fattori: il progresso tecnologico, la globalizzazione, la manodopera è sempre più scolarizzata e l’importanza dei mass media. L’epoca in cui Marx scriveva “Il Capitale”, Manchester era la città più industrializzata del mondo. Il 94% dei lavoratori dipendenti svolgeva lavori operai, mentre solo il 6% svolgeva lavori impiegatizi. Oggi questo mix è completamente cambiato. In Italia il 33% svolge lavori operai, un altro terzo lavori impiegatizi, un terzo ancora lavori di tipo intellettuale e creativo. Che differenza c’è? Il lavoro di carattere esecutivo può essere gestito tramite il controllo. Quello di carattere intellettuale è gestito tramite la motivazione. Nel lavoro esecutivo materiale il controllo avviene dall’esterno, in quello intellettuale dall’interno. La qualità del lavoro intellettuale dipende quindi dalla motivazione del lavoratore.

- Passiamo alle motivazioni del governo… Il premier Renzi ribattezza il sussidio di disoccupazione 2014 col nome “Naspi”. Secondo Lei ci saranno dei reali cambiamenti e dei passi in avanti?

In Italia la disoccupazione giovanile è del 42%. Cambiando i nomi e modificando qualche sussidio questo 42% potrà scendere di qualche punto. La disoccupazione è il problema del XXI secolo e se non si riduce l’orario di lavoro per quelli che lavorano, i disoccupati aumenteranno sempre più. Non si può pensare che la disoccupazione sarà vinta quando cesserà la crisi. La crisi non cesserà mai. Si tratta di una ridistribuzione della ricchezza del lavoro. Ormai da alcuni anni è cominciata una rivoluzione: i Paesi che prima erano poveri, perché noi Paesi ricchi li sfruttavamo, oggi non si fanno sfruttare più. Le grandi distanze economiche si vanno colmando. È una grande giustizia sociale.

- Oggi è molto difficile trovare degli orientamenti, soprattutto nel lavoro. Che soluzioni propone nel suo libro “Mappa mundi: modelli di vita per una società senza orientamento”?

La mia tesi è che oggi viviamo in una confusione totale, in tutto il mondo si è meno felici di quanto si potrebbe essere per il semplice fatto che la nostra società industriale è la prima a nascere senza un’impostazione teorica. Come disse Seneca “nessun vento è favorevole per il marinaio che non sa dove vuole andare”. Il nostro disorientamento non cesserà fin quando non ci saremo dati un modello, in base al quale potremo distinguere ciò che è buono da ciò che è cattivo, il bello dal brutto, il giusto dall’ingiusto, ciò che è pubblico da quello che è privato. Il disorientamento è il male del nostro secolo e deriva dall’assenza di un modello. Questo vale anche per il lavoro. Noi non sappiamo ancora che cos’è di preciso e chiamiamo con un’unica parola sia l’attività di un minatore sia l’attività di un poeta, di un artista e di un giornalista. Anche in questo c’è enorme confusione.

Fuente: ruvr.ru – SalaStampa.Eu
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