Europa
Domenica 18 Agosto 2019
Redazione  

Sfruttamento mordi e fuggi

31 March, 2010 | ElCanillita.eu | Tema: Argentina, Economia, Geo, TAPA

VEDERE VIDEO (con testo in italiano)

Argentina, 31 marzo 2010 – Piuttosto noti sono l’irrazionale sfruttamento e la depredazione di fauna e di flora da parte di quanti di dedicano alla disperata ricerca di combustibile fossile. E tutto questo sommato al disprezzo per l’esistenza e per la vita delle popolazioni, in prevalenza aborigene e proprietarie originali della terra del nord-est argentino, come succede in tutta la zona adiacente a Tartagal, nella Provincia di Salta. Popolazione solo tristemente conosciuta per i “cataclismi naturali sofferti”, prodotto di fatti inauditi, segnalati da questa pubblicazione, riconosciuti parzialmente dal governo nazionale in un atto demagogico in cui la presidente, in visita dopo una delle ennesime alluvioni, sporcatasi un po’ le scarpe, rilasciava dichiarazioni davanti alle telecamere della televisione e faceva esporre grandi manifesti con promesse di opere, che certamente mai sono state realizzate.

In una delle tante esplorazioni petrolifere, dentro una proprietà rurale a Martinez del Tineo, a 80 kilometri da Tartagal, tra le arbitrarie e discrezionali aperture di pozzi che le imprese petrolifere disseminano nel territorio -mai nella loro proprietà- senza preoccuparsi delle nocive conseguenze, uno di questi pozzi non ha dato i risultati sperati e l’hanno abbandonato, senza preoccuparsi di metterci un tappo valido e sicuro come sarebbe stato necessario. In poco tempo questo pozzo si è stappato ed ha cominiciato a spargere petrolio grezzo sulla superficie. Dopo una tardiva segnalazione, è stata innalzato intorno un muro di terra, con la pretesa di contenere e concentrare in uno spazio ristretto il fluido contaminante.

Era come svuotare il fiume Paranà con un mestolo. La fuoriuscita dell’impestante idrocarburo, anzichè smettere, è andata aumentando. Quando ormai arrivava quasi al bordo della precaria recinzione, sono sopraggiunte forti precipitazioni, che hanno aggiunto acqua al già abbondante petrolio, aprendosi una breccia e contaminando per sempre tutto il circostante ambiente naturale, fatto di boschi e di campi. Hanno certamente preteso di risanare la situazione, senza risultati positivi, mentre non solo il petrolio ha continuato ad invadere tutto ma, per il proprio peso, ha iniziato anch far sprofondare il terreno intorno.

Solo il giornale in cui ora sto scrivendo, con sede principale in Italia, ha manifestato allarme per questa disgrazia, documentando con un importante filmato tutti i danni, l’informazione negata dai titolari e dai gestori dello sfruttamento e fornita unicamente dalla popolazione, e la tremenda indignazione e preoccupazione del proprietarrio dei terreni interessati, che ha fatto accuse e denunce amministrative e giuridiche, ottenendo soltanto minacce alla sua persona. Con grande delusione, rendendosi conto che l’avvocato e difensore delle imprese multinazionali di estrazione è niente meno che il padre di Urtubey, attuale governatore di Salta.

Ho inviato personalmente il video a GreenPeace, chiedendo perché non intervenissero davanti ad un così grande danno ecologico, ma senza ottenere la loro partecipazione. I documenti all’inizio dell’articolo sono eloquenti al riguardo.

Intendo dire che è necessario introdurre in Argentina l’impulso ad una informazione giornalistica veritiera dall’esterno, almeno per rendere formale una copertura che consenta di intraprendere immediatamente, dove risiedono le sedi legali delle compagnie coinvolte, azioni investigative con misure cautelari, per iniziare le azioni risarcitorie penali e civili, come pure per cercare di obbligare lo Stato ad un suo necessario intervento e per promuovere le sanzioni e gli indennizzi pertinenti.

Luis María Velázquez – Avvocato – email: lmv820@yahoo.com.ar

Fonte: SalaStampa.Eu – Disegno: Osmar Sorbellini – © 2010 Guzzo Photos & Graphic Publications – All rights reserved
Informazione di dominio pubblico

ElCanillita.info     ↑ Tornare all’inizio

Parole Chiave: